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| KIRIKÙ E LA STREGA KARABÀ |
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Un titolo creato appositamente per i bambini, con una grafica immediata, colorata, magica!
Ormai l’interazione fra film di animazione e videogame è pressoché totale. Realizzare un gioco ispirato, spesso anche vagamente, al film è ormai diventato un’importante fonte di guadagno per i produttori sia delle pellicole che dei videogames.
I film per bambini non fanno eccezione, la Disney, per esempio, ci ha ormai abituato a videogame tratti dai suoi cartoni, tanto che si ha l’impressione che certe scene dei film o particolari della trama siano inseriti già pensando al gioco che se ne trarrà successivamente. Nonostante ciò, non mi sarei mai aspettato che venisse tratto un videogame da uno dei cartoni animati più originali della scorsa stagione, Kirikù e la strega Karabà, un prodotto francese di grande qualità, tratto da una leggenda africana e che ha avuto un notevole successo in tutta Europa.
Ma in fondo l’industria francese dei videogames sta ormai rivaleggiando testa a testa con quella americana e giapponese e non c’è da meravigliarsi se ne imitino anche le abitudini commerciali.
Nel film si narra la lotta che il neonato, molto precoce, Kirikù intraprende contro la strega Karabà che perseguita il suo villaggio, privandolo dell’acqua ed uccidendo tutti quelli che le si oppongono. Naturalmente Kirikù, alla fine, dopo molte avventure e pericoli scampati, avrà ragione della malvagia Karabà.
Il videogame segue la stessa trama, riportandola in un gioco platform apparentemente tridimensionale, ma solo apparentemente.
Nel gioco Kirikù, appena nato, intraprende un viaggio verso la capanna della strega, attraversando il villaggio, la savana, la pianura e la foresta.
Icone sparpagliate lungo il percorso forniscono al piccolo gli aiuti che gli servono nel difficile cammino: gocce e ciotole d’acqua possono essere convertite in vite supplementari, simboli-pugnale armano Kirikù con lame sempre più forti, idoli danno vite supplementari ed incontri con il nonno del nostro eroe servono ad insegnargli nuove abilità e magie.
La difficoltà del gioco risiede in due fattori, brutti incontri e problemi di spostamento.
I problemi di spostamento, per superare fiumi, burroni o alberi ripidi, si risolvono sia con l’allenamento nell’uso delle capacità di movimento e salto del personaggio sia usando tamburi come dei veri e propri tappeti elastici, che consentono all’elastico neonato di rimbalzare qua è là per lo schermo.
I brutti incontri che Kirikù può fare sono quasi tutti legati all’esercito di feticci (ex guerrieri trasformati in zombie dalla strega) che tentano di bloccare la sua marcia.
Ogni volta che Kirikù si fa toccare da uno di questi mostriciattoli dall’aspetto di robot perde una parte di vita (perdita rappresentata dal deteriorarsi della sua arma).
Perdendo completamente la vita, si deve ricominciare il gioco dal punto dell’ultimo punto di controllo attraversato nel percorso.
Kirikù può prevenire il contatto con i feticci, evitandoli, oppure colpendoli con la sua arma o saltandogli sul capo. Tenendo premuto a lungo il tasto combattimento, si può caricare l’arma di forza magica che rende il colpo particolarmente devastante. Oltre ai feticci, ci sono anche vespe, spine, ippopotami, precipizi, che possono far perdere parte o tutta una vita. Perdendo tutte le vite disponibili il gioco va ricominciato dal momento dell’ultimo salvataggio.
Come detto in precedenza Kirikù, che parte praticamente inerme, impara via via lungo il percorso nuove abilità di movimento, come salto doppio, scavare, attacco “uistiti” (in rotazione) e l’uso di un provvidenziale “cappello dello zio” che serve sia da paracadute durante le cadute, che da riparo dai feticci che da arma, usandolo come un missile quando si Kirikù ricade sulla testa dei feticci.
Ma la parte più divertente dell’apprendistato è la scoperta della magia, che consente di addormentare, bruciare o colpire con fulmini i feticci più inavvicinabili.
La riserva di magia a disposizione di Kirikù si ricarica con la distruzione degli stessi feticci.
Tutta l’interfaccia del gioco è basata sulla tastiera. Si usano i tasti-freccia per il movimento e per accucciarsi ed altri pulsanti per saltare, combattere, effettuare magie, scavare e usare il cappello. Combinazioni di questi tasti, consentono di effettuare particolari attacchi ed incantesimi.
Il sistema, chiaramente pensato per l’uso con i controller delle console, risulta non troppo agevole sulla tastiera del computer e sicuramente troppo complesso per i bambini più piccoli a cui questo gioco sembrerebbe proprio essere destinato.
Un altro punto debole del gioco è il sistema di salvataggio, che si aziona automaticamente e solo fra un livello e l’altro, per cui, non potendo salvare durante il gioco, se si è costretti ad interrompere, o se si perdono tutte le vite, si deve ricominciare da capo tutto il livello.
Viceversa, da un livello concluso si può tornare indietro a quelli precedenti, per scoprire cose o insegnamenti che si erano mancati precedentemente o per prendere ancora più acqua, e quindi più vite, per affrontare le parti più difficili del percorso. Quando un livello è “svuotato” di tutto quello che vi era dentro, il giocatore accede, come premio, a un piccolo percorso bonus, privo di pericoli, in cui raccogliere ulteriori acqua e vite supplementari.
Nonostante i percorsi supplementari, Kirikù e la strega Karabà è comunque un gioco molto breve.
Se non fosse per l’impossibilità di salvare, che costringe spesso a ricominciare i livelli dall’inizio, si potrebbe finire in un paio d’ore.
Anche il divertimento regalato dal gioco, è di breve durata, almeno per i giocatori adulti e smaliziati, divertente ed originale nei primi livelli, Kirikù e la strega Karabà comincia un po’ a stancare più avanti, in quanto è un continuo ripetersi, magari su livelli di difficoltà maggiori, delle stesse situazioni e pericoli.
Sembra quasi che la fantasia degli autori, scatenatasi all’inizio della realizzazione del gioco, si sia poi un po’ inaridita con il passare del gioco.
Anche la parte finale, in cui Kirikù affronta direttamente Karabà, è deludente, eccessivamente breve e poco impegnativa, come se fosse stata un po’ tirata via.
La grafica è coloratissima, divertente ed originale, e piacerà sicuramente ai bambini cui il gioco è destinato, come piacerà il piccolissimo e coraggioso protagonista che riesce a prevalere dove i grandi hanno fallito.
Il sottofondo sonoro del gioco è molto semplice, basato su pochi suoni naturali e versi di animali, la musica, naturalmente di origine africana ed è di buon livello.
Buona anche la recitazione dei personaggi, negli intervalli video fra un livello e l’altro.
In definitiva un gioco ideato per i bambini e che piacerà soprattutto a loro.
(Alessandro Saragosa)
REQUISITI MINIMI
Sistema Operativo: Windows 98/Me/2000
Processore: Pentium II 266 Mhz
RAM: 32 MB
CD ROM: 4x
Scheda Video: 8MB
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| Valutazioni |
Pro:
+ Grafica intrigante e colorata
+ Gioco semplice e immediato, adatto ai bambini
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Contro:
- Giocabilità difficile solo con la tastiera
- Gioco alla lunga ripetitivo
- Non è possibile salvare le partite a volontà
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Impressioni: Un buon prodotto per bambini, ma per i più piccoli sarà indispensabile l’aiuto di un adulto
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| Grafica: 9 |
Sonoro: 7 |
Giocabilità: 8 |
Globale: 84 |
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